WDF OFFICIAL BREED STANDARD

Cane Fonnese

Group 2 · G02-073

Aliases / varieties: Fonnese Dog

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UTILIZZAZIONE

Cane da guardia e di custodia a greggi ed armenti

"ane ‘e accappiu" (cane da catena o da guardia), si è conservato nel nucleo più originario perché tramandato gelosamente da padre in figlio, I ceppi originari degli animali prendono il nome dalla, famiglia allevatrice da generazioni, Le famiglie Loddo e Coccolone soprannominate rispettivamente "Addai" e "Cussuggia" sono due di queste ed i cani fonnesi attualmente presenti in Sardegna discenderebbero dalle stirpi da loro selezionate, in conseguenza della "sottrazione” di una cucciolata a suo tempo commessa a danno dei pochi e gelosi detentori della razza. Gli Aggiustru ed i Biaceddu avevano i cani più belli, ma c’erano anche i Manias, i Maggios, i Tracathu, gli Othale ed i Vracone. Diversi possessori di questi cani sopprimevano le femmine per non permettere ad altri di possedere la razza. La versione più accreditata fa discendere questi cani da antiche e ripetute selezioni tra veltri e cani mastini e più verosimilmente sarebbero il frutto dell'incrocio tra i molossi utilizzati nel 231 A.C. dal console romano Marco Pomponio Matone per contrastare le continue incursioni dei mastrucati ribelli (Zonata VIII, 19 P.I. 401) ed il cane locale, si è supposto un levrieroide. Alla luce di una lettura più attenta, si potrebbe ritenere che i cani importati dal console. romano dall'Italia fossero dei segugi (sagaces canes) utilizzati per la ricerca dei nascondigli dei predoni sardi. Il Prof, Marco Zedda della Facoltà di Medicina Veterinaria di Sassari, già da diversi anni sta lavorando per dimostrare l'ipotesi che i cani a suo tempo portati dai romani per stanare i sardi fossero cani da seguito, segugi, mentre mastino o molosso poteva più verosimilmente essere il cane locale, il discendente di quello appartenuto all'uomo nuragico fosse esso pastore, cacciatore o guerriero, raffigurato nei bronzetti esposti nel museo nazionale dì Cagliari e testimoniato dal rinvenimento di alcuni reperti ossei, E stato ritrovato un graffito che testimonierebbe l'esistenza in Sardegna di un grosso cane dalla coda mozza già prima dell'avvento romano. Nella primavera dell'anno 1905 il Soprintendente alle Antichità A. Tararnelli rinvenne, sull'architrave di una tomba di giganti in località Craminalana, nel Comune di San Giovanni Suergiu (Sulcis), un graffito ora depositato presso il Musco archeologico di Sant’Antiooco (CA) che il Prof. Giovanni Lilliu, accademiço dei Lincei, ritiene che il quadrupede raffigurato nella lastra di Criminalana sia un cane e che la rappresentazione possa datarsi intorno all'ottavo secolo A.C. La presenza del cane molosso e del levriere prima dell’arrivo dei Romani in Sardegna è testimoniata dalle terre cotte figurate rinvenute nella laguna di Santa Gilla (Cagliari) negli anni 1891 e 1892, esse sono riferibili al periodo fenicio- punico (Vivant) o tardo punico e quindi riferibili ai Cartaginesi di Sardegna (F. Barreca). E’ stato possibile constatare evidenti compatibilità morfologiche e morfometriche, relativamente alla forma e dimensioni della testa, all'ipofisi occipitale ed alla consistenza e forma dei denti canini e degli incisivi (è singolare lo sviluppo dei canini e dell'incisivo terzo superiore), tra gli animali presentati ed i reperti ossei, in totale sessanta resti riferibili a sette soggetti tra cui sei crani di cane tutti delle stesse dimensioni aventi caratteristiche alquanto omogenee, rinvenuti dalla Sovraintendenza Archeologica all'interno del pozzo nuragico di Suntu Antine nelle campagne del Comune di Genoni (Nu), animali che si ritiene siano stati sacrificati come offerta propiziatoria, I reperti ossei sono stati oggetto di studio dell'Associazione Italiana di Archeozoologia e sono stati presentati dal Prof. Marco Zedda e dal Prof. Valentino Petruzzi al terzo Convegno nazionale tenutosi a Siracusa

dal 3 al 5 novembre 2000, Le caratteristiche del cane al quale sono appartenuti i crani repertati sono quelle di un cane mesocefalo, che può essere ancora riconosciuto nel cane di Fonni. La tradizione orale narra come anticamente, esistessero nell'Isola due tipo di cane molto simili, uno nelle zone interne e l'altro presente nel campidano di Cagliari e sulle coste, questo ultimo con il manto tigrato alquanto più grande e con ii pelo più corto rispetto al primo, Il Fonnese attuale è da molti ritenuto il frutto dell’incrocio, è conseguente selezione, tra questi due animali. Un’altra ipotesi indica in altre due rare razze l’origine del cane di Fonni: il Cane di Bonorva, un animale dato per estinto ma da alcuni identificato nel Dogo Sardesco, ed il Levriero autoctono. Il cane Fonnese viene citato nell'opera di Emanuele Domenech "Pastori e banditi", da Salvatore Saba nell'Itinerario-Guida Storico-Statistico dell'Isola di Sardegna, il Gesuita Antonio Bresciano nell'opera "Costumi e usi della isola di Sardegna" del 1861, nella pubblicazione “I quadrupedi di Sardegna” del 1774, Padre Francesco Cetti scrive del “can sardo”, cosi chiamato perché molto comune nell’isola. Altre fonti che narrano di questo sono: Baldassarre Luciano (1843), Goffredo Canalis (1833-1856), Alberto Della Marmora e Francesco Corona (1896), Sebastiano Satta, Antioco Casula, Antonio Mereu, ma anche Gabriele D'Annunzio. Ferocia, un ottimo olfatto e udito finissimo furono le caratteristiche che fecero di questo cane dei cani da guerra e come tali furono impiegati in Libia al fine di prevenire gli attacchi agli accampamenti italiani da parte dei ribelli Senussi che, strisciando tra i canneti, cercavano di penetrare le linee italiane. Il sergente Antonio Coinu era nativo di Fonni ed era uno dei militari volontari che furono mandati a casa in licenza per alcuni giorni al fine di acquistare cani da mandare in guerra. Parrebbe siano stati impiegati dalla Brigata Sassari durante la Prima Guerra Mondiale ed utilizzati dalla Guardia di Finanza nel 1932 in Tripolitania, Dopo l'armistizio, i tedeschi in fuga trafugarono degli esemplari, che parrebbe siano stati successivamente utilizzati per rinsanguare lo Schnauzer. Si aggiunga a questo lo stillicidio di animali causato dai Baschi Blu della Polizia di Stato negli anni settanta del secolo scorso quando, durante le perquisizioni degli ovili, gli animali che avventavano venivano abbattuti. II Cane di Fonni un tempo, e in parte ancora oggi, aiutava il pastore nel governo del gregge. I racconti sul loro addestramento sono suggestivi. cuccioli dovevano crescere senza avere contatti umani e venivano tenuti nelle buche nel terreno ricoperte di frasche: venivano alimentati con latte di pecora, alla cui mammella venivano attaccati piccolissimi, al fine di gli odori dell'animale che li nutriva con il concetto di madree da difendere ad ogni costo. Un solo animale, se ben addestralo, è in grado di vigilare e condurre un intero gregge.

ASPETTO GENERALE

cane di media mole. La sua conformazione è quella di un mesomorfo, il cui tronco supera di poco l'altezza al garrese.

COMPORTAMENTO E CARATTERE

cane da lavoro, non si mostra mai astioso con gli animali di cui si prende cura, ma sa essere, all'occorrenza, ottimo guardiano contro i possibili predatori (volpi o cani randagi), Fedele alle sue origini rustiche, deve essere trattato come un vero compagno sul quale si può sempre fare affidamento. Per vivere in armonia con lui bisogna conoscere la specie canina e apprezzarne la sua primitiva rusticità, la sua intelligenza, la dignità e lo spiccato istinto per la guardia. Se non lavora, deve svolgere una attività fisica adeguata per conservare il suo innato equilibrio.

PROPORZIONI IMPORTANTI

altezza al garrese: maschi 56-60 centimetri femmine 52-56 centimetri La lunghezza del tronco supera del 5/10% l'altezza al garrese. La lunghezza totale della testa, dalla cresta occipitale al tartufo, è assai prossima al 38% dell'altezza al garrese.

TESTA

mesomorfa, con cresta occipitale ben rilevata e tartufo largo, carnoso e nero. Il rapporto lunghezza del cranio – lunghezza del muso è di 1 a 1. Assi cranio-facciali tra loro paralleli. Regione cranica: Il cranio è leggermente convesso e la sua larghezza bizigomatica è pari alla sua lunghezza. Le arcate bizigomatiche sono evidenti mentre i seni frontali non sono molto pronunciati.

REGIONE FACCIALE

Il tartufo è posto sulla stessa linea della canna nasale, deve essere voluminoso, con narici ben larghe e aperte. Dovrà essere sempre perfettamente pigmentato e nero anche quando si accompagna a mantelli chiari. Il muso è di grande potenza, con facce laterali leggermente convergenti verso il tartufo.

Frontalmente si presenta come inscritto in un quadrato. Il limite inferiore del muso è dato dalla mandibola. Le labbra devono essere ben stese e aderenti e presentano mucose sempre pigmentate. La mascella e la mandibola sono di grande potenza e terminano larghe con arcate dentali potenti. Denti bianchi, ben sviluppati, regolarmente allineati e completi per numero. I canini sono tra loro ben distanziati e gli incisivi sono in opposizione tra loro (chiusura a tenaglia) o quelli della mascella sfiorano, con la loro faccia posteriore, la faccia anteriore di quelli della mandibola (chiusura a forbice).

OCCHI

lo sguardo di questo cane è molto intenso e caratteristico e rappresenta un elemento di tipicità della razza. L'espressione è un po' triste, profonda, autorevole, presentando una caratteristica faccia da scimmia, dovuta al fatto che gli occhi, ovali e non grandi, risultano tra loro ravvicinati, in posizione frontale, con arcate sopraciliari di notevole sviluppo. Il loro colore è ambra in tutte le sue tonalità e le palpebre devono essere ben pigmentate ed aderenti al bulbo oculare. Le orecchie sono di forma triangolare, non troppo lunghe (7-9 centimetri), inserite al di sopra dell'arcata bizigomatica, portate pendenti e, in attenzione, ben aderenti alle guance.

COLLO

Vigoroso solido e muscoloso, di media lunghezza, pari a circa un terzo dell'altezza al garrese, privo di giogaia, si raccorda armoniosamente alle spalle ed al garrese.

TRONCO

La sua lunghezza supera del 5-10% l'altezza al garrese. Linea superiore retta ed orizzontale, con garrese poco pronunciato. Il dorso è largo, lungo circa un terzo dell'altezza al garrese. La regione lombare si fonde armonicamente con il dorso. Il costato è moderatamente ampio, con costole poco cerchiate. La circonferenza del torace, misurata ai gomiti, è superiore del 25% dell'altezza al garrese. La groppa, robusta e muscolosa, presenta un'inclinazione, sull'orizzontale, di circa 15 gradi. Petto moderatamente ampio con muscoli ben sviluppati la sua larghezza è in stretto rapporto con l'ampiezza del costato. Il manubrio dello sterno è situato al livello della punta dell'articolazione scapolo-omerale. La coda, inserita non molto alta, ha una base larga, grossa alla radice, via via affusolandosi verso l'estremità. La sua lunghezza supera di poco l'articolazione del garretto. In riposo ha la forma di manico di pompa. Non dovrà mai essere portata eretta ed in movimento supera di poco la linea del dorso. Alcuni esemplari nascono anuri o brachiuri. La coda non potrà mai essere amputata.

ARTI ANTERIORI

solidi e asciutti, dritti, si presentano in appiombo sia di fronte che di profilo. I piedi sono ovali, con dita raccolte e con cuscinetti plantari neri, duri e resistenti. Le unghie sono sempre nere e solide. Spalla con muscolatura ben solida e con articolazione scapolo-omerale di 110-120 gradi. Fermamente aderente al corpo. Avambraccio leggermente più lungo del braccio che risulta inclinato di circa 60 gradi rispetto l'orizzontale, Gomiti ben aderenti. Metacarpo moderatamente lungo e non molto inclinato (circa 10 gradi rispetto alla verticale), presenza di speroni.

ARTI POSTERIORI

Solidi e muscolosi, con buoni appiombi, tanto da dare l'idea della potenza e dell'agilità. Coscia larga e flessa (circa 75 gradi rispetto l'orizzontale), l'angolo femoro-tibio-rotuleo è di circa 125-130 gradi. Gamba moderatamente lunga e muscolosa. Garretto ben lungo in rapporto alla lunghezza della gamba. Verticale. Visto da dietro è parallelo al piano mediano del corpo. Presenta un angolo tibio-tarsico di circa 150 gradi. Piedi compatti, di forma ovale, con cuscinetti plantari duri e ben pigmentati. Unghie forti, nere e solide. Presenza di speroni.

ANDATURA / MOVIMENTO

Agile e sciolta. Al trotto il posteriore imprime una notevole spinta e l'anteriore allunga moderatamente. Al galoppo si muove con grande agilità, superando di slancio le asperità del terreno in cui opera.

PELLE

Spessa, ben pigmentata, aderente alle varie parti del corpo, non presenta giogaia al collo.

MANTELLO

Il pelo è caprino, munito di folto e denso sottopelo lanoso, di una lunghezza di 5-7 centimetri, più corto agli arti, quasi raso al muso, dove presenta ispide difese agli occhi e barba al mento. Esiste una varietà a pelo raso, per altro oggi rara. I colori ammessi sono il nero, il cenere, nelle sue varie tonalità, ed il miele. Questi ultimi possono essere anche tigrati, e sono ritenuti i più antichi, Nei maschi il pelo forma una criniera al collo.

TAGLIA E PESO

Maschi dai 29 ai 35 Kg. Femmine dai 25 ai30 Kg. I maschi devono presentare due testicoli di aspetto normale e ben scesi nello scroto.

DIFETTI

Ogni deviazione dal presente standard è da considerarsi difetto. Depigmentazioni parziali delle mucose labiali e palpebrali. Mancanza di P1. Mancanza di sostanza o eccesso di peso. Dimorfismo sessuale non ben evidente. Coda arrotolata o portata sul dorso. Andatura pesante.

DIFETTI GRAVI

Espressione atipica Bianco alle estremità Orecchie erette Linea dorsale insellata, debole o cifotica Grave mancinismo e/o vaccinismo Mancanza di premolari (oltre il P1) o molari. Incisivi piccoli o non allineati Gravi depigmentazioni alle mucose palpebrali e labiali o al tartufo

DIFETTI ELIMINATORI DAL GIUDIZIO

Prognatismo Mancanza di incisivi Albinismo Coda amputata oltre l'entrata in vigore del D.M. che ne vieta il taglio. Taglie superiori o inferiori di 3 centimetri rispetto ai massimi e minimi previsti dal presente standard Entropio o ectropio

DIFETTI DA SQUALIFICA

Enognatismo Monorchidismo Criptorchidismo